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La fame nel mondo

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L'Africa e l'Uganda
L'Africa: terra di meraviglie naturali, luogo che evoca sentimenti primordiali e sensazioni profonde, ma anche luogo dove guerre, carestie ed epidemie sono state, e purtroppo sono ancora, causa di miseria e sottosviluppo.
E’ difficile rendersi conto di cosa sia l’Africa oggi: ci sono circa 400 milioni di persone, quasi come l'intera popolazione europea, che vivono con meno di 1 euro al giorno.
Nonostante le guerre, le carestie e l'epidemia di AIDS abbiano ridotto drasticamente l’aspettativa di vita media (in Uganda e' di soli 44 anni), tra meno di cinquant’anni oltre 1 miliardo di esseri umani saranno in queste condizioni.
L'Uganda e' un'esempio emblematico di questa realta':

- In Uganda ogni nuovo nato ha una aspettativa di vita inferiore di ben 35 anni rispetto ad un italiano.
- In Uganda quasi 2 milioni di bambini hanno perso i genitori a causa dell'epidemia di AIDS.
- In Uganda l'accesso ai servizi primari (sanita', istruzione, ...) e la tutela dei diritti civili sono negati a buona parte della popolazione.

E' quindi necessario intervenire, partendo dalle situazioni di emergenza, per offrire concrete opportunita' di crescita (sociale, economica, tecnologica, ...) e favorire lo sviluppo di una nuova generazione di medici, ingegneri, insegnanti, operai ed artigiani che sappiano costruire una societa' autosufficiente ed indipendente dall'assistenzialismo dei paesi occidentali.
Per realizzare tutto cio' l'Uganda ha bisogno dell'aiuto di tutti noi.







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Mariangela

KURDISTAN - LA GUERRA ALLE PORTE - THE WAR AT THE GATES

Combattere non è solo una cosa da uomini. E infatti Zilan sta preparando uno dei 55 muli dell’Hpg (la divisione militare del Pkk, l’esercito kurdo dei lavoratori) della provincia di Behdinan (Kurdis…

Started by Mariangela Oct. 16, 2008.

Solidarietà in un mondo in cerca di pace

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Daniela Comment by Daniela on September 29, 2008 at 11:29am




L'America si sta preparando per la legge marziale ?

di Michel Chossudovsky

L'obiettivo finale è l'accettazione di una situazione d'emergenza permanente per sospendere le libertà civili e i diritti dei cittadini

Il Ministero per la Sicurezza della Nazione (DHS) ha recentemente effettuato una vasta esercitazione anti-terrorismo denominata TOPOFF 3 (4-8 aprile 2005). L'esercitazione è stata descritta da funzionari come “un approccio a vari livelli per migliorare la sicurezza del Nord America”.

L'obiettivo dichiarato dell' “Esercitazione Totale” TOPOFF 3 era di “preparare l'America” nel caso di un effettivo attacco bioterroristico da parte di Al Qaeda:

“…noi deliberatamente abbiamo costruito lo scenario di un attacco bioterroristico, veramente complesso, con armi di distruzione di massa nel New Jersey, e nello stato del Connecticut una specie di doppio colpo di mano, nei termini di un congegno trasportato da un veicolo che esplodeva all'improvviso e da un simultaneo attacco chimico. Il sistema in TOPOFF 3, uguale per tutti casi, era stato controllato come mai prima, e quindi deliberato. Noi desideravamo controllare l'intero spettro della nostra direzione, inerente i processi e i protocolli che abbracciavano la prevenzione, l'intelligence e la condivisione delle informazioni, e quindi la risposta e la copertura più classica o tradizionale. Ma in realtà, per la prima volta in una esercitazione a carattere nazionale, abbiamo affrontato il caso di un attacco con armi di distruzione di massa quasi simultaneo, cosa che è risultata naturalmente molto, molto impegnativa per il personale federale, come per i partecipanti statali, locali ed internazionali”. (Per la completa trascrizione della dichiarazione del portavoce del DHS alla conferenza stampa dell'aprile 2005, a:

http://www.allamericanpatriots.com/)

La Guerra al Terrorismo
Queste esercitazioni devono essere inquadrate nel più largo contesto della dottrina sulla Sicurezza Nazionale dell'America, che presenta Al Qaeda come la minaccia principale alla Nazione Americana. La “guerra al terrorismo” è la pietra angolare che sta al centro delle agende della politica estera e della sicurezza interna. Queste le parole del Segretario del DHS, Michael Chertoff:

“La sicurezza interna è una parte di una strategia più larga, che informa la battaglia contro il nemico… Ma, anche se una soluzione chiave per la difesa è l'attacco, questo non costituisce completamente il quadro della nostra sicurezza. Perciò, per noi, è necessaria una “difesa in profondità”, come parte dell'intera strategia. Questo significa anche che, come noi perseguiamo i terroristi all'estero, noi dobbiamo operare all'interno del Paese per prevenire infiltrazioni di terroristi e delle loro armi; per proteggere il nostro popolo e le nostre terre, se avviene un'infiltrazione; e per rispondere e reagire se sta avvenendo un attacco. Tutto questo è incorporato nella nostra strategia di costruzione di barriere multiple contro gli attacchi terroristici”.

(Trascrizione della dichiarazione completa del marzo 2005 del Segretario Michael Chertoff a: http://www.dhs.gov/)

Nemico Esterno Illusorio
Come noto e documentato, Al Qaeda è una creazione degli apparati di intelligence degli USA. Lo scopo dell'esercitazione anti-terrorismo TOPOFF non è quello di "difendere l'America" contro i terroristi, ma di costruire un consenso nell'ambito delle strutture federali, statuali e municipali, come all'interno della comunità degli affari e nella società civile (ospedali, scuole, ecc.), sul fatto che questo fantomatico nemico esterno esiste e che “la minaccia è reale”.

Noi non siamo in presenza di una classica campagna di disinformazione mediatica. Mentre l'esercitazione TOPOFF veniva citata con indifferenza negli articoli di stampa, questo non costituiva affatto oggetto di dibattito nazionale. Riguardo a TOPOFF, il processo di costruzione del consenso è “interno”, non investe in generale l'opinione pubblica. È largamente indirizzato a quelli che prendono le decisioni importanti all'interno delle diverse strutture di governo e non governative. Costoro sono più di 10.000 ufficiali, che partecipano da posizioni in cui si prendono le decisioni che contano (funzionari federali e statali, esecutori della legge, appartenenti a dipartimenti anti-incendio, a strutture ospedaliere, ecc.), che possono essere chiamati ad agire nel caso di situazioni di emergenza. A loro volta, questi soggetti hanno il mandato di diffondere il messaggio all'interno delle rispettive organizzazioni, ad esempio rivolgendosi ai loro collaboratori e colleghi, e a tutte quelle persone che lavorano sotto la loro diretta supervisione.

In altre parole, questo processo di costruzione del consenso si estende a decine di migliaia di persone che occupano posizioni autorevoli. Perciò, l'agenda antiterrorismo e le esercitazioni diventano un “argomento di discussione” nell'ambito di numerose organizzazioni governative e non. Inoltre, l'organizzazione di queste esercitazioni antiterrorismo va a sostegno della dottrina della Sicurezza Nazionale della “guerra preventiva”, vale a dire la dottrina per cui l'America ha legittimato il diritto all'autodifesa, intervenendo in Paesi stranieri per difendere se stessa contro i terroristi. Allora, viene alimentato il mito delle armi di distruzione di massa nelle mani di terroristi, che le vogliono usare contro l'America, quando nei fatti sono gli USA i più grossi produttori di armi di distruzione di massa, con un bilancio della Difesa di più di 400 miliardi di dollari per anno.

Lo scopo è quello di creare favore per la guerra e per il programma di Sicurezza Nazionale all'interno di settori governativi, non governativi, del mondo degli affari delle grandi compagnie, e naturalmente anche nella prospettiva che venga instaurata la legge marziale. L'obiettivo finale è quello di sviluppare in tutta la nazione, in modo inequivocabile da parte di funzionari chiave e dei loro collaboratori e subordinati, dal livello federale al livello locale, l'accettazione di una situazione emergenziale, tale che possano essere sospese le libertà civili e i diritti dei cittadini:

I funzionari non daranno alcuna specifica descrizione, ma devono comunicare solo che l'esercitazione aveva previsto, per simulazione, diverse migliaia di morti e molte più migliaia di feriti. Questa volta, i feriti e i morti hanno fatto parte di una recita, di una simulazione. Ma questi funzionari sono consapevoli che in un qualche giorno potrebbe ben succedere un effettivo attacco, e allora viene ribadito loro che più studiano come coordinare gli sforzi di prevenzione e di risposta, meglio saranno in grado di assolvere il compito di minimizzare le perdite, se e quando l'attacco dovesse avvenire. ( http://www.voanews.com/)

Da TOPOFF 2 alla “Esercitazione Totale”: TOPOFF 3
La precedente “esercitazione anti-terrorismo” denominata TOPOFF 2 si era tenuta due anni fa, nel maggio 2003. Veniva descritta come “la più larga e più comprensiva esercitazione di risposta al terrorismo e per la sicurezza nazionale mai condotta negli Stati Uniti”. Veniva effettuata come una esercitazione di natura militare, con la partecipazione di funzionari governativi a livello federale, dello stato e a livello locale, con l'apporto di ufficiali Canadesi. TOPOFF 2 stabiliva diversi “scenari” sotto un Codice di Allerta Rosso.

In altri termini, veniva condotta secondo i presupposti medesimi di un'esercitazione militare, anticipando un'effettiva situazione bellica, esaminando i vari scenari di attacco terroristico con armi di distruzione di massa, e la risposta istituzionale dei governi Statali e locali:

“Si accertava la capacità di reazione di coloro che devono coordinare una risposta, dei dirigenti, e delle altre autorità ad un simultaneo attacco di armi di distruzione di massa (WMD) contro due città degli USA, Seattle, WA e Chicago, IL. Lo scenario dell'esercitazione dipingeva un'organizzazione di fantasia, di terroristi stranieri, che faceva scoppiare un ordigno simulando una dispersione radioattiva (RDD o bomba sporca, nucleare, che emette isotopi) a Seattle e che diffondeva la peste polmonare in diverse località dell'area metropolitana di Chicago. Inoltre era avvenuta una significativa simulazione di intelligence prima dell'esercitazione, un'aggressione cibernetica, e minacce terroristiche credibili contro altre località”.

(Per il testo completo vedi Ministero per la Sicurezza Nazionale, conclusioni riassuntive dell'Esercitazione Nazionale, Ufficio del Ministro per le Comunicazioni, 19 dicembre 2003, a: http://www.dhs.gov/ )

La cosiddetta “Esercitazione Totale TOPOFF 3” dell'aprile 2005 va ben oltre quella del maggio 2003, la TOPFF 2.

La TOPOFF 3 ha coinvolto un maggior numero di individui partecipanti. Inoltre, in aggiunta al Canada che era stato coinvolto nella TOPOFF 2, l'esercitazione aveva previsto anche la partecipazione del Ministero degli Interni Britannico. La Gran Bretagna aveva denominato questa esercitazione “Atlantic Blue”, mentre il Canada designava la sua partecipazione alla TOPOFF 3 come “Triple Play”.

Mentre nei giornali canadesi si faceva menzione dell'esercitazione, i particolari della “Atlantic Blue” non venivano rivelati, non venivano riportati nella stampa Britannica. Il Ministro dell'Interno Britannico, Hazel Blears, in marzo ammetteva che “non vi sarà visibilità sulle fondamentali attività che avvengono all'interno dell'esercitazione Britannica”. (riportato nel Sunday Express, 3 aprile 2005).

TOPOFF 3: Struttura organizzativa
Sono state impegnate più di 200 organizzazioni Federali, Statali, locali, tribali, del settore privato, agenzie internazionali e gruppi del volontariato.

TOPOFF 3 era organizzata in termini di cinque “settori di processo”: 1. Interagenzie 2. Connecticut 3. New Jersey 4. Regno Unito 5. Canada

“L'Esercitazione Totale offre ad agenzie e giurisdizioni un'opportunità di addestramento per una risposta, coordinata in sede nazionale ed internazionalmente, ad un attacco terroristico multiplo, su larga scala. Questo consente ai partecipanti di sottoporre a verifica piani e capacità in tempo reale, in ambiente realistico, e conseguire così la conoscenza profonda che solo l'esperienza può procurare. Lo scenario della TOPOFF 3 dipingerà una complessa campagna terroristica e condurrà lo svolgimento dell'esercitazione a misurarsi attraverso il sistema di Sicurezza Nazionale, a cominciare dal Connecticut e dal New Jersey, indicando la risposta nazionale ed internazionale. Nel corso di diversi giorni, il personale antincendio svolgerà ricerche e salvataggi, gli ospedali cureranno i feriti (interpretati da partecipanti nel ruolo di feriti), esperti della materia analizzeranno gli effetti dell'attacco sulla salute pubblica, e funzionari al vertice metteranno a disposizione risorse e prenderanno le decisioni necessarie a salvare vite. Una Rete Virtuale di Informazioni interna (VNN) e un sito web di notizie fornirà indicazioni in tempo reale sull'avvenimento, come dovrebbe fare una effettiva rete Televisiva. Il mezzo informativo simulato manterrà i partecipanti all'esercitazione aggiornati sugli avvenimenti in corso e consentirà a coloro che devono prendere le decisioni di far fronte alla sfida di confrontarsi con il mondo dei media reale. Solo le agenzie partecipanti possono consultare la rete informativa VNN”.
http://www.dhs.gov/dhspublic/interapp/editorial/editorial_0588.xml

SCHEDA SULL'ESERCITAZIONE TOPOFF 3 (4-8 aprile 2005)

Connecticut:
Attacco chimico simulato sul litorale di New London e un attacco simulato con gas iprite.

New Jersey:
Attacco biologico simulato nelle Contee dell'Unione e del Middlesex. Questo ha previsto un gruppo di “terroristi” che diffondeva la peste da un SUV, un fuori strada ad elevate prestazioni, nella Contea di Unione, “ammazzando” alla fine 8.694 persone e “infettandone” almeno altre 40.000.
Vedi
http://www.app.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20050409/NEWS03/504090432/1007)

La Forza di Pronto Intervento Predisposta per la Sicurezza Interna del New Jersey analizzerà il comportamento di ogni Dipartimento dello stato durante l'esercitazione. E il Ministero della Sicurezza Interna prenderà in considerazione la prestazione di più di 200 agenzie che hanno partecipato alla TopOff 3 e pubblicherà un documento “dopo azione”, nei prossimi quattro o sei mesi.

“Tutto questo non termina fino a quando non faremo nostre completamente tutte le lezioni studiate” ha affermato Robert Stephan, direttore del Gruppo di Direzione Inerente dell'agenzia. “Questa è probabilmente la fase più significativa, mostrandoci dove abbiamo fatto bene e dove abbiamo necessità di miglioramento”. http://www.nj.com/

Canada
Coordinati dal Ministero Canadese per la Pubblica Sicurezza e la Protezione di Emergenza e dal Corpo Canadese della Polizia Reale a Cavallo (RCMP), diciotto Dipartimenti federali canadesi, come pure le province di New Brunswick e della Nuova Scozia, hanno partecipato alla simulazione degli attacchi terroristici. “Funzionari avevano fatto girare la notizia che la barca oceanica Castlemaine, in rotta verso Halifax, trasportava un container contenente prodotti chimici per costruire un'arma di distruzione di massa, molto probabilmente della stessa composizione delle sostanze mortali diffuse contemporaneamente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Si richiedeva l'immediata convocazione per un incontro, per escogitare un piano”. ( http://www.canada.com/ )

Scenario di un Codice Rosso
L'esercitazione TOPOFF 3 prepara il Paese ad un caso di emergenza sotto un Codice di Allerta Rosso. Più specificatamente, imposta lo scenario all'interno delle varie strutture ed organizzazioni governative. L'esercitazione plasma il comportamento dei pubblici funzionari.

Secondo documenti ufficiali, un “effettivo attacco terroristico” del tipo previsto dalla TOPOFF 3 dovrebbe inevitabilmente indurre ad un Codice di Allerta Rosso. Per ultimo, dovrebbe creare le condizioni per la (temporanea) sospensione delle normali funzioni civili di governo. Questo scenario è stato già descritto dall'ex Ministro per la Sicurezza Interna, Tom Ridge, in un'intervista a CBS News rilasciata nel dicembre 2003:

“Se noi semplicemente lanciamo il rosso…questo in buona sostanza mette sotto chiave il Paese”

e questo significa che le istituzioni civili di governo dovrebbero essere chiuse e messe sotto controllo di un'Amministrazione d'Emergenza. Lo scenario viene esaminato nei dettagli nel sito web del Ministero dell'Interno Ready.Gov a http://www.ready.gov/

Scheda informativa
Le “istruzioni Ready.Gov” del Ministero per la Sicurezza Interna

“I terroristi sono all'opera per ottenere armi biologiche, chimiche, nucleari e radioattive, e la minaccia di un attacco è sicuramente effettiva. Qui, al Ministero per la Sicurezza Interna, e presso il governo federale al completo, e nelle organizzazioni sparse in tutta l'America noi stiamo lavorando duramente per rafforzare la nostra Sicurezza Nazionale. Noi desideriamo bloccare gli attacchi terroristici, quando possibile, prima che possano avvenire. Tutti gli Americani devono dare inizio ad un processo di apprendimento sulle potenziali minacce, in modo da essere meglio preparati a reagire durante un attacco. Anche se non vi è modo di prevedere cosa succederà, o quali saranno le vostre personali situazioni, vi sono semplici cose che potete fare adesso per preparare voi stessi e i vostri cari”.

Fonte: Ready.Gov America, documento completo: http://www.ready.gov/

Scenario di Emergenza
Un Codice Rosso, secondo l'Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze (FEMA), dovrebbe creare le condizioni per la sospensione (“in via temporanea”, abbiamo riferito) delle normali funzioni di governo civile. Secondo la FEMA, il Codice Rosso dovrebbe:

Incentivare o indirizzare diversamente il personale verso le necessità di una situazione critica di emergenza; determinare il personale a reagire all'emergenza, stabilire le pre-condizioni e mobilitare in particolar modo squadre addestrate e risorse; monitorare, indirizzare diversamente o bloccare i sistemi di trasporto; chiudere le strutture pubbliche e di governo non indispensabili per la continuità delle operazioni essenziali, soprattutto di pubblica sicurezza.

Dovrebbero venire sospesi molti servizi dell'amministrazione pubblica, altri dovrebbero essere trasferiti alla giurisdizione dell'Esercito. Più in generale, la procedura dovrebbe prevedere la sospensione dei servizi di uffici governativi, commerciali, delle scuole, degli uffici pubblici, dei trasporti, ecc.

Continuità nel Governo (COG)
L'11 settembre 2001 è stato insediato segretamente un “Governo Ombra”, secondo il documento riservato “Continuità di un Piano Operativo”. (Vedere a http://www.washingtonpost.com/).

Conosciuto all'interno come “Continuità di Governo”, o COG, il Governo Ombra segreto dovrebbe entrare in funzione nel caso di un Codice di Allerta Rosso, che porterà al trasferimento dello staff chiave verso località segrete. Il Codice di Allerta Rosso dovrebbe sospendere le libertà civili, compresi gli assembramenti e le riunioni pubbliche e/o le proteste dei cittadini contro la guerra o contro la decisione dell'Amministrazione di aver dichiarato la legge marziale.

Inoltre, il Governo di emergenza dovrebbe avere l'autorità di esercitare una stretta censura sui mezzi di informazione e non dovrebbe esitare a paralizzare i mezzi di informazione alternativi presenti su Internet.

D'altro canto, il Codice di Allerta Rosso dovrebbe innescare il sistema di risposta “civile” all'Emergenza Interna, che include le istruzioni “Ready.Gov” del Ministero della Sicurezza Interna, i Corpi Cittadini del Grande Fratello, senza contare il Programma USAonWatch e il Programma di Vigilanza di Quartiere del Ministero della Giustizia, che hanno avuto un nuovo mandato, dopo l'11 settembre, per “identificare e riferire su attività sospette nei quartieri” in tutta l'America. La Vigilanza di Quartiere DOJ è coinvolta in “Educazione Consapevole contro il Terrorismo”. (USAonWatch).

In tutta l'America, i cittadini, sotto le bandiere dei “Corpi Civici”, che sono una componente dei Corpi USA della Libertà, sono invitati a partecipare a quella che potenzialmente potrebbe trasformarsi in una milizia civile:

Gli Americani devono rispondere alla malvagità e all'orrore degli attacchi terroristici dell'11 settembre con un rinnovato impegno a bene agire… Come parte di questa iniziativa, noi abbiamo creato i Corpi Civici per aiutare a coordinare le attività dei volontari, che renderanno le nostre comunità più sicure, più forti e meglio preparate a rispondere ad ogni situazione di emergenza… Noi stiamo chiedendo alle città e alle contee di tutto il Paese di creare i Comitati di Corpi Civici, di loro stessa designazione, riunendo insieme le organizzazioni di volontari, di pronto intervento, le forze dell'ordine e le istituzioni di servizi per la comunità, come scuole, ospedali, e centri di culto.

Alcuni dei Comitati di Corpi Civici potenzieranno le attività locali che riflettono i nuovi e i già esistenti programmi nazionali, come “Vigilanza nei Quartieri”, “Squadre di risposta alle Emergenze nella Comunità”, “Volontari in Servizio di Polizia”, e i “Corpi Sanitari della Riserva”.

Altri includeranno programmi locali che prevedono collaborazioni con le forze dell'ordine, ospedali, gruppi di pronto intervento e scuole. Quello che tutti i Comitati di Corpi Civici avranno in comune è che i loro dirigenti locali lavoreranno per espandere le possibilità per i membri della loro comunità di impegnarsi nel servizio volontario, che agevolerà la preparazione, la prevenzione e la risposta nei casi di emergenza. (Corpi Civici, Guida per Funzionari Locali, osservazioni introduttive del Presidente Bush http://www.citizencorps.gov/pdf/)

Il ruolo dell'esercito
Quale dovrebbe essere il coinvolgimento dell'Esercito in una situazione di emergenza a Codice Rosso ?

In teoria, l'Atto del 1878 “Posse Comitatus”, relativo a gruppi di persone convocabili dallo sceriffo per far rispettare la legge in caso di disordini, adottato alla vigilia della guerra civile USA, impedisce all'Esercito di intervenire in funzioni di polizia civile e giudiziaria. Questa legge è centrale per il funzionamento del governo costituzionale. Mentre il “Posse Comitatus Act” è ancora sui libri, in pratica questa legislazione non è più effettiva ad impedire la militarizzazione delle istituzioni civili. Vedere Frank Morales a
http://globalresearch.ca/articles/MOR309A.html.

La legislazione lasciata in eredità dall'Amministrazione Clinton, per non parlare dei “Patriot Acts” I e II del dopo 11 settembre, “rende incerta la linea di separazione fra i ruoli militari e civili”. Questo consente all'Esercito di intervenire nelle attività giudiziarie e di ordine pubblico, anche in assenza di una situazione di emergenza.

Nel 1996, veniva fatta passare una legislazione che consentiva all'Esercito di intervenire in caso di una emergenza nazionale, come un attacco terroristico. Nel 1999, l'Atto di Autorizzazione alla Difesa- Defense Authorization Act (DAA), emesso dall'amministrazione Clinton, ha esteso questi poteri, previsti dalla legislazione 1996, creando una “eccezione” al “Posse Comitatus Act”, che permette all'Esercito di essere impegnato nelle questioni civili, “indifferentemente che vi sia o no un'emergenza”. (Vedere ACLU- Unione Americana per i Diritti Civili- a http://www.aclu.org/)

“La nuova eccezione al “Posse Comitatus Act”, che è stata proposta, dovrebbe estendere ulteriormente una misura controversa adottata dal Congresso nel 1996, che permetteva il coinvolgimento dell'Esercito in situazioni di “emergenza”, che implicavano atti criminosi con armi chimiche e biologiche.

Secondo questa nuova misura, che è stata proposta dal Ministero della Difesa, l'Esercito dovrebbe essere autorizzato a trattare con atti criminosi che implicano qualsiasi tipo di armi chimiche o biologiche, o qualsivoglia tipo di armi di distruzione di massa, indifferentemente che vi sia o no un'emergenza. Inoltre, la nuova proposta innalza il fabbisogno con cui l'Esercito deve essere rimborsato per le spese dei suoi interventi, parimenti all'aumento del numero di prestazioni per l'assistenza militare.

“Sotto queste nuove condizioni, la sola minaccia di un atto terroristico potrebbe giustificare la chiamata in gioco di unità dell'Esercito. Questo rappresenta una scappatoia grande abbastanza per far scendere in campo direttamente un battaglione di carri armati”.

“Inoltre, l'Atto di Autorizzazione alla Difesa richiede al Pentagono di sviluppare un piano per assegnare personale militare all'assistenza del Servizio alle Dogane e al Servizio per l'Immigrazione e la Naturalizzazione in modo da rispondere alle minacce alla sicurezza della Nazione poste in essere dall'ingresso negli Stati Uniti di terroristi o di trafficanti di droga”.

“La semplice minaccia di un eventuale atto di terrorismo giustifica la richiesta di intervento di unità militari, il che è sufficiente a far giungere un battaglione corazzato” (ibid). In altre parole, la legislazione dell'era Clinton ha veramente gettato le fondamenta legali e ideologiche della “guerra al terrorismo”. Malgrado l' “eccezione” del 1999 al “Posse Comitatus Act”, che in realtà lo annullava, sia il Pentagono che il Ministero della Sicurezza Interna avevano attivamente fatto pressioni sul Congresso per l'abrogazione diretta della legislazione del 1878:

Sono necessarie nuove regole per sottolineare in modo chiaro le linee di confine per l'uso delle forze armate federali per la sicurezza interna. Il “Posse Comitatus Act” è inappropriato per i tempi recenti ed esiste la necessità di sostituirlo con una legge completamente nuova…

È giunto il tempo di abrogare il “Posse Comitatus Act” esistente e sostituirlo con una nuova legge… Il “Posse Comitatus Act” è un manufatto legislativo per un conflitto differente, quello fra libertà e schiavitù, o tra Nord e Sud, se voi lo preferite. Anche odiernamente si va nel senso di un conflitto fra libertà e schiavitù, comunque meglio configurabile da un conflitto tra civilizzazione e terrorismo. I nuovi problemi spesso necessitano di nuove soluzioni, e perciò, a questo scopo, è necessaria una nuova serie di regole.

Il Presidente Bush e il Congresso devono prendere l'iniziativa per emanare una nuova legge che dovrebbe mettere in rilievo a chiare lettere una enunciazione delle regole per l'utilizzo delle Forze Armate per la sicurezza interna e per far rispettare le leggi degli Stati Uniti. (John R. Brinkerhoff, ex direttore associato per la preparazione nazionale dell'Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze (FEMA),
http://www.homelandsecurity.org/journal/Articles/brinkerhoffpossecomitatus.htm)

Il “Posse Comitatus Act”, viene considerato da analisti militari come un “Impedimento Legale alla Trasformazione”:

“[Il “Posse Comitatus Act” costituisce] un ostacolo formidabile alla nostra flessibilità nazionale e alla adattabilità, in un periodo in cui dobbiamo far fronte ad un nemico imprevedibile, con provate capacità di procurare eventi catastrofici inaspettati. La difficoltà nell'interpretare correttamente e nell'applicare l'Act provoca diffusamente confusione a livello tattico, operativo, e strategico nel nostro Esercito. Dato che gli avvenimenti futuri possono richiedere l'uso dell' “Esercito per assistere le autorità civili, è nell'ordine delle cose una revisione dell'efficacia del PCA”. (Donald J. Currier, il “Posse Comitatus Act”: Una innocua reliquia dall'era post-sconfitta del Sud nella Guerra di Secessione o un impedimento legale al cambiamento ? Autori; Istituto di Studi Strategici della Scuola di Guerra dell'Esercito, Carlisle Barracks, Pa, settembre 2003)

La militarizzazione in corso della giurisdizione civile e della applicazione delle leggi è un progetto bi-partisan. Il Senatore Joseph Biden (un Democratico), ex Presidente della influente Commissione delle Relazioni Estere del Senato, si era impegnato, già dalla metà degli anni Novanta, nel prendere contatto con le sue controparti Repubblicane in una battaglia per abolire apertamente il “Posse Comitatus Act”.

La Legislazione del Patriot Act
A sua volta, i “PATRIOT Acts” dell'Amministrazione Bush, rispetto alla Sicurezza Nazionale, hanno impostato le fondamenta dello “Stato in fieri”. Nei minuti particolari, queste leggi vanno molto più in là nel regolare la scena per la militarizzazione delle istituzioni civili.

I vari provvedimenti sono veramente dettagliati e precisi. Il “PATRIOT ACT I” USA del 2001, intitolato “Provvedimenti per fornire strumenti appropriati per arrestare e ostacolare azioni terroristiche”, e il “PATRIOT ACT II” del 2003, “Atto di perfezionamento della Sicurezza Interna”, creano le condizioni per la militarizzazione delle funzioni giudiziarie e di polizia:

Il PATRIOT Act è un “coordinamento” repressivo delle entità che rappresentano la violenza e il sotterfugio,vale a dire la polizia, i servizi di spionaggio e l'Esercito, teso ad allargare, accentrare e combinare le risorse della polizia e degli apparati di intelligence per la sorveglianza, l'arresto e la vessazione. In buona sostanza, la difesa della Nazione è una forma di terrorismo di stato, diretto contro il popolo americano e la stessa democrazia. È una dichiarazione di guerra del Pentagono Inc. contro l' America.

La “guerra interna al terrorismo” dipende dalla dottrina del Pentagono sulla difesa della Nazione. Una montagna di norme repressive sta per essere emanata in nome della sicurezza interna. La cosiddetta “sicurezza della Nazione”, all'origine collocata all'interno delle “operazioni non belliche” del Pentagono, costituisce oggi l'esempio di come il Pentagono ha dichiarato guerra all'America. Sviluppatasi per il nuovo campo di battaglia, questa “dottrina” militare in piena evoluzione tenta di giustificare i nuovi ruoli e le nuove missioni del Pentagono all'interno dell'America.

Fonte: http://globalresearch.ca/articles/CHO504B.html
Daniela Comment by Daniela on September 16, 2008 at 6:36pm
Daniela Comment by Daniela on September 16, 2008 at 6:32pm
Daniela Comment by Daniela on September 16, 2008 at 6:30pm
Daniela Comment by Daniela on September 16, 2008 at 6:26pm
Daniela Comment by Daniela on September 16, 2008 at 6:24pm
Daniela Comment by Daniela on September 9, 2008 at 9:27pm
100 giorni per mettere al centro i diritti umani
A 100 giorni dal 10 dicembre 2008 il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Tavola della pace rilancia alcune proposte d'impegno a partire da un gesto semplice che possono fare tutti con un po' di coraggio e senza troppa fatica, come appendere la bandiera dei diritti umani alla finestra (di casa, dell'ufficio, del Comune) o acquistare e indossare la maglietta dei diritti umani.

È un modo semplice per dare voce ai diritti umani, per indicare in modo chiaro una scelta, una priorità e un impegno personale. Non è poco. Se lo facessero tutti, le cose andrebbero già in un altro modo."

La Tavola della pace invita inoltre a costituire, in ogni città, un "Comitato per il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani" coinvolgendo in particolar modo i giovani, le scuole, le associazioni, le organizzazioni sindacali, le parrocchie, il Comune, la Provincia e tutte le istituzioni interessate.

Il Comitato potrà definire un piano di lavoro cittadino teso a suscitare il più ampio coinvolgimento dei cittadini. Alcune idee di base: promuovere l'educazione ai diritti umani e alla pace nelle scuole; organizzare insieme una o più manifestazioni cittadine il 10 dicembre; sollecitare i media locali ad occuparsi dei diritti umani; scrivere insieme "l'agenda politica locale dei diritti umani" definendo quali azioni politiche sono necessarie per meglio tutelare i diritti umani nella propria città.

Tutte le attività promosse in vista del 10 dicembre saranno pubblicate sul sito dei diritti umani www.perlapace.it.



I PROGETTI

Numerosi Organismi di cooperazione internazionale attualmente stanno lavorando nei Paesi Poveri proprio seguendo questa linea, preoccupandosi dunque tanto di offrire la possibilità di un’educazione di base che una formazione professionale superiore, accompagnando tali interventi con attività di sostegno psicologico, animazione e assistenza ai soggetti svantaggiati.

Qui di seguito, sono elencati tutti i progetti in corso di educazione e formazione professionale dell’Organismo Non Governativo VIS di Roma nei Paesi Poveri, che seguono appunto detti criteri:

Albania – Educazione e formazione professionale a Tirana e a Scutari; formazione professionale di operatori sociali albanesi e di giovani nei settori dell’impiantistica civile, dell’informatica e della termoidraulica per dare una risposta concreta alla crescente richiesta formativa dei giovani albanesi. Il progetto si svolge pertanto in sintonia con le strategie per la creazione di impiego messe in atto dal Ministero del Lavoro albanese e dall’Ufficio del Lavoro di Scutari.

Angola - Intervento integrato di sostegno allo sviluppo sociale (educazione, animazione sociale, assistenza sanitaria di base, formazione professionale) nel quartiere di Mota, alla periferia di Luanda, con particolare riguardo ai minori orfani e ai profughi dalle aree interne; sviluppo della formazione professionale a Calulo e riqualificazione degli istruttori tecnici locali.

Brasile – Recupero e sostegno scolastico e formazione professionale dei giovani delle favelas di Belém (Parà) offrendo loro la possibilità di specializzarsi in settori di maggiore richiesta sul mercato del lavoro; in tal modo si intende liberare i ragazzi di strada, soprattutto le ragazze, dai rischi che tale genere di vita può comportare.

Cambogia – formazione professionale e attività di sostegno per l’inserimento delle ragazze e dei ragazzi poveri nel mondo del lavoro di Phnom Penh nei settori di maggior richiesta su mercato: motoristica, tipografia, carpenteria; l’obiettivo è quello di togliere i giovani dalla strada, dalla povertà e da gravi situazioni di disagio sociale come droga, delinquenza e prostituzione.

Cina – accoglienza, recupero scolastico e reinserimento sociale per minori orfani o figli di hanseniani; sviluppo della formazione professionale per ragazze e ragazzi nel Guangdong per favorirne l’inserimento nel mondo del lavoro; in particolare sono in fase di avvio corsi di impiantistica elettrica, civile e industriale e sono previsti corsi di segretariato d’azienda, informatica, meccanica, motoristica, saldatura.

Congo (ex Zaire) – accoglienza, recupero sociale e formazione professionale per i bambini e i ragazzi di strada di Lubumbashi con relativo reinserimento familiare e sociale e avviamento al lavoro nei settori di maggiore richiesta sul mercato: allevamento, agricoltura e artigianato; il progetto prevede anche corsi di formazione per operatori locali.

Eritrea - accoglienza e assistenza sociale ai profughi e ai deportati, con particolare riguardo ai bambini coinvolti nella guerra e al loro reinserimento nella vita civile; sviluppo della formazione professionale a Dekameré formazione professionale ai giovani eritrei attraverso corsi di edilizia e di informatica, per consentire loro di acquisire la professionalità necessaria per poter sfruttare le crescenti opportunità offerte dal mercato del lavoro, soprattutto in questi due settori.

Etiopia – sviluppo della formazione professionale per giovani disagiati; attività di riqualificazione dei quadri docenti tecnici per migliorare i livelli d’insegnamento nelle scuole tecniche della regione (Makallé, Tigrai) nei settori della Meccanica, della Motoristica e del Disegno Tecnico per elevare il livello della formazione scolare impartita alla gioventù locale più disagiata: l’obiettivo è quello di contribuire al processo di sviluppo del Paese favorendo la creazione di occupazione e la produzione di reddito.

Libano - sviluppo della formazione professionale per giovani disagiati a El Fidar nei settori dell’elettronica, elettrotecnica, saldatura, avvolgimento motori, impiantistica civile al fine di creare una manodopera qualificata in grado di operare con la moderna tecnologia.

Madagascar – accoglienza, sostegno sociale e formativo rivolto ai bambini e ragazzi di strada ad Antananarivo. I corsi istituiti sono nei settori della meccanica, muratura, falegnameria, agricoltura; sono inoltre previste attività di socializzazione ricreative e sportive.

Palestina - sviluppo della formazione professionale per giovani disagiati e sostegno al loro inserimento lavorativo; sono stati ampliati e ammodernati i corsi di formazione professionale più richiesti sul mercato del lavoro della zona, riqualificata la manodopera giovanile disoccupata o sottoccupata attraverso corsi annuali serali. Inoltre, viene svolta attività di riqualificazione dei quadri docenti tecnici a Betlemme, per migliorare i livelli d’insegnamento nelle scuole tecniche palestinesi.

Repubblica Dominicana – accoglienza, recupero sociale, attività di educazione e di formazione professionale, sviluppo di attività artigianali e avviamento al lavoro dei bambini e dei ragazzi di strada di Santo Domingo offrendo loro la possibilità di imparare un mestiere che consenta un reinserimento sociale e nel mondo del lavoro. Il progetto prevede inoltre corsi di formazione per gli educatori dei ragazzi di strada.


Comunque, a ben vedere, un intervento di sostegno educativo nei Paesi Poveri, affinché risulti efficace e propositivo, deve essere attento alle reali condizioni locali senza affidarsi, dunque, a conoscenze ed informazioni indirette, spesso inattendibili. Infatti, la disinformazione o la cattiva informazione circa le reali condizioni dei Paesi Poveri gioca un ruolo fortemente negativo nella progettazione di programmi educativi: il rischio è cioè quello di interpretare e giudicare le realtà lontane e diverse da quelle del mondo occidentale con mentalità occidentale e quindi di realizzare programmi destinati in un modo o nell’altro al fallimento.

Una recente ed innovativa modalità di intervento educativo-formativo che tiene conto delle reali situazioni locali e che permette di guardare i problemi dei Paesi Poveri con lo sguardo di chi li vive in prima persona è rappresentato dal gemellaggio di una classe del Sud del mondo.

Il Gemellaggio consiste in una collaborazione tra una classe di un Paese Povero e una di un Paese Ricco, che si impegnano a scambiarsi informazioni relative alle rispettive esperienze e problemi scolastici quotidiani, fotografie, elaborati, notizie varie, in modo che gli studenti di entrambe le parti possano condividere la realtà vissuta da coetanei spesso molto lontani sia geograficamente che culturalmente; inoltre, il gemellaggio prevede un contributo economico con cui verrà sostenuta la vita scolastica della classe gemellata per affrontare problemi quotidiani e urgenze particolari degli studenti, ivi compresa la possibilità di permettere l’accesso agli studi di quei giovani che altrimenti non avrebbero mezzi sufficienti per pagare, ad esempio, i libri di testo.

PERCORSI EDUCATIVI NEI PVS


La situazione attuale

Cosa possiamo fare



La situazione attuale

Che l’istruzione sia una chiave dello sviluppo è fuori di dubbio; sviluppo inteso in primo luogo come sviluppo umano, come crescita e arricchimento della propria persona e, allo stesso modo, sviluppo inteso come benessere sociale ed economico, perché l’istruzione è un fattore di crescita in virtù dei suoi legami con altri fenomeni demografici, sociali e politici.

E’ noto infatti, che ad un maggiore tasso di istruzione corrispondano maggiori possibilità di impiego nel mondo del lavoro, miglioramento della situazione sanitaria, emancipazione delle donne, calo della mortalità infantile, ecc.

Proprio a questo proposito, il demografo J. C. Caldwell, nei suoi studi sulla situazione demografica in Nigeria, ha dimostrato che, più di altri fattori economici, l’istruzione delle madri ha svolto un ruolo importante sul calo della mortalità infantile.

Come egli stesso afferma, l’istruzione delle donne è un forte elemento di riduzione della mortalità e della fecondità; i dati raccolti dimostrano che le donne istruite hanno famiglie meno numerose delle altre, mentre nei Paesi in cui le donne sono prive di istruzione, il numero dei figli può anche raddoppiare. Questo perché le donne istruite si sposano più tardi, hanno un reddito proprio, praticano la contraccezione e si occupano meglio dei propri figli.

D’altra parte, un’istruzione è fondamentale soprattutto lì dove la povertà estrema ne impedisce lo sviluppo, nei Paesi del Sud del Mondo, proprio perché rappresenta un modo per uscire dal vincolo della povertà; istruzione vuol dire lotta contro la fame, perché una popolazione istruita ha le conoscenze e gli strumenti per contrastare la povertà; vuol dire lotta contro le malattie, spesso dovute all’ignoranza delle comuni norme igieniche; vuol formazione professionale, e quindi capacità di lavorare e produrre ricchezza sia su piccola che su grande scala; vuol dire modernizzazione, crescita demografica controllata, coscienza civile e politica e processo di democratizzazione.

Nei Paesi in via di sviluppo e ad economia tradizionale, purtroppo la scuola spesso è, per così dire, privilegio di pochi o addirittura inesistente. Sono circa 130 milioni nel mondo i bambini che non vanno a scuola e questo accade soprattutto a causa della povertà in cui versano le loro famiglie. Nella maggior parte dei casi, le rette scolastiche e le spese per materiale didattico e spostamenti per raggiungere le scuole (spesso situate in centri urbani molto lontani dai villaggi di residenza) sono troppo alte perché una famiglia possa farsene carico; o, addirittura, molto spesso, i bambini non possono permettersi di "perdere tempo" andando a scuola perché devono andare a lavorare e contribuire economicamente alla sopravvivenza della propria famiglia.

In diverse culture, poi, le bambine non hanno accesso all’istruzione perché ritenuta inutile per loro che sono destinante a diventare mogli e madri o anche a causa di discriminazioni religiose.

Inoltre, istruzione significa spesso togliere e salvare molti minori dalla strada in cui sono costretti a vivere e proteggerli quindi dai rischi del lavoro minorile, dell’arruolamento in eserciti, dello sfruttamento sessuale, delle violenze e della delinquenza.

L’istruzione è la base e il fondamento della possibilità di un giovane di veder rispettati i propri diritti e di goderne anche da adulto; istruzione significa partecipazione e riconoscimento dei valori della giustizia e della dignità umana.

Oggi, numerosi Organismi Governativi e non Governativi, Associazioni di Volontariato laiche e religiose e Comunità locali stanno lavorando nei Paesi Poveri per offrire ai giovani la possibilità di un’istruzione che li possa riscattare dalla povertà, in particolare per far studiare anche le bambine.

Il Ciad e lo Yemen stanno riducendo il divario tra le iscrizioni dei bambini e quelle delle bambine nelle scuole: ad esempio, le donne vengono formate come insegnanti per offrire un nuovo modello femminile alle bambine ( e non solo) e si tenta, per quanto possibile, di creare strutture da adibire a scuola anche nei villaggi e nelle zone rurali, per facilitarne l’accesso. Addirittura, in alcuni casi, in assenza di una struttura adeguata, le lezioni vengono svolte all’aperto, sotto gli alberi.

Inoltre, per venire incontro alle esigenze economiche delle famiglie che, permettendo ai propri figli di studiare, rinunciano al guadagno che ricaverebbero facendoli lavorare, le comunità del Ciad, ad esempio, forniscono loro razioni di vivande e stanno introducendo innovazioni tecniche per migliorare e velocizzare il lavoro quotidiano delle famiglie: mulini, carri per il trasporto di sementi, cisterne per la raccolta dell’acqua, ecc.

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Cosa possiamo fare

Ma, affinché un miglioramento simile possa avvenire, è necessario investire maggiormente nell’istruzione e nella scolarizzazione.

In primo luogo, bisogna migliorare il sistema di informazione e di gestione dei dati relativi all’educazione, perché l’informazione è una delle basi dello sviluppo e dell’educazione stessa; tali dati serviranno come base per disegnare progetti e programmi di sviluppo e di assistenza e per instaurare un dialogo fecondo a livello inter-istituzionale all’interno del Paese e con i Paesi ad economia avanzata.

In secondo luogo, bisogna tener conto della necessità di un’educazione di base per tutti e di libero accesso a tutti senza discriminazione alcuna e quindi investire economicamente in strutture scolastico-educative e in materiale didattico. Al tal fine, sarà responsabilità dei governi dare la priorità a programmi educativi più utili e che tengano conto delle effettive esigenze della società e delle reali risorse di cui dispone il Paese.

E’ dunque necessario che ci siano uffici o organi predisposti alla progettazione di programmi ad hoc in modo che il processo educativo segua comunque un percorso di relativa autonomia e decentralizzazione.

Investire nell’educazione, in particolare in quella primaria, è fondamentale per lo sviluppo nazionale di un Paese Povero e quando i programmi di sviluppo educativo sono stati realizzati tenendo conto delle suddette modalità, è stato riscontrato che i giovani scolarizzati e formati sono in grado di incidere sulla produttività e sulla ricchezza del Paese, tanto quanto gli individui ben istruiti dei Paesi Occidentali.

Allo stesso modo, l’istruzione delle fanciulle è particolarmente importante poiché, come abbiamo detto, può influire non solo sui fattori economici, ma anche su quelli demografici, culturali, sociali e politici.

Eppure, malgrado questi evidenti benefici, molti Paesi del Sud del Mondo sono obbligati a ridurre le spese nel settore dell’educazione a causa delle difficoltà economiche in cui versa il Paese, spesso fortemente indebitato. Ed è questo, dunque, un circolo vizioso, perché non ci sono contributi da investire nell’istruzione a causa del debito estero, ma se si investisse nell’istruzione si potrebbe ridurre il debito. Purtroppo i budget educativi sono i primi ad essere intaccati nei periodi di crisi economica. Dunque è fondamentale trovare delle alternative nella soluzione dei problemi finanziari dell’educazione sia a livello nazionale che internazionale.

Ad esempio:

Il governo deve essere consapevole dei limiti e delle possibilità del Paese e deve tendere ad aumentare le sue risorse, ad esempio, introducendo delle tasse sulle prestazioni professionali e sui prodotti importati, sul controllo dei cambi, ecc.
Si potrebbero sperimentare nuove modalità per accrescere le entrate dello Stato, ad esempio con lotterie nazionali, imposte sulle industrie produttive che utilizzano la manodopera qualificata, iniziative che incoraggino imprese e società private.
Bisogna considerare su quale base e secondo quali motivi l’investimento negli altri settori ha avuto luogo o è aumentato a spese dell’investimento nel settore dell’educazione.

Premesse tali questioni è importante da una parte trovare gli argomenti convincenti che dimostrino che l’investimento nell’educazione è prioritario, poiché i benefici che ne risultano a breve e lungo termine sono tutti a vantaggio alla società. D’altra parte, è importante incoraggiare il trasferimento di certi compiti ai beneficiari stessi. E quindi, da un lato bisogna migliorare l’utilizzazione delle risorse già esistenti, e dall’altro trovare nuove fonti di finanziamento.

Per una migliore utilizzazione delle risorse il concetto chiave è racchiuso nel binomio costi-benefici che implica che l’opzione meno cara può anche non essere la migliore utilizzazione delle risorse: dipende dal valore e dagli obiettivi di un sistema. Il denaro ben investito oggi può produrre domani dei benefici che vanno oltre l’investimento iniziale.

La situazione che attualmente vive la maggior parte dei Paesi Poveri richiede degli interventi d’urgenza. Vista l’importanza che rivestono l’educazione e la formazione per lo sviluppo a medio e lungo termine, sono fondamentali interventi nazionali e internazionali che diano il loro contributo a ripensare e riorientare i sistemi educativi, soprattutto in quei Paesi che sono stati devastati da conflitti interni: i Paesi con instabilità politica sono infatti i più fragili e vulnerabili a carenze educative, come l’Angola e l’Eritrea, solo per fare un esempio.

Ma le situazioni di conflitto o di post conflitto non sono quasi mai simili né per le cause né per gli effetti. Ci sono Paesi in cui i sistemi educativi sono stati interrotti, altri in cui hanno proseguito con numerose intermittenze, altri ancora in cui hanno proseguito con continuità ma con un notevole abbassamento della qualità dell’istruzione.

Pertanto, se alla diversità di situazioni corrisponde una notevole complessità di soluzioni, diventa difficile, ma imperativo, trovare adeguati metodi di ricostruzione e di sviluppo. Ad esempio, lì dove c’è una forte presenza di rifugiati e di sfollati, la situazione è certamente più complicata e richiede degli sforzi notevoli per ristabilire una certa regolarità nell’istruzione e nella ricostruzione effettiva e pianificata delle infrastrutture sociali. E purtroppo, ancora oggi, nonostante numerosi Organismi si occupino di portare il proprio sostegno ai Paesi in via di sviluppo, l’educazione non è sempre una delle prime dirette beneficiarie nella ripartizione degli aiuti finanziari, in un disconoscimento, quindi, della sua funzione di riduzione delle tensioni, riconciliazione e riabilitazione delle strutture di integrazione sociale.

Il punto cruciale è comprendere e far comprendere che dare priorità all’educazione, vuol dire dare priorità alle risorse umane e al valore dell’uomo e quindi assicurare lo sviluppo duraturo di una società prospera, pacifica e democratica.

Il primo passo deve orientarsi allora verso la formazione e il rafforzamento delle capacità interne, verso la partecipazione attiva della popolazione affinché sia in grado di sostenere autonomamente la propria integrazione sociale.

Quindi, in primo luogo, l’educazione di base per tutti, ed in secondo luogo la formazione professionale più specifica che tenga conto delle effettive disponibilità e necessità del mercato del lavoro.

VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo
Daniela Comment by Daniela on September 9, 2008 at 9:20pm
Fare volontariato nei Paesi in Via di Sviluppo

Lo Scenario Italiano: le ONG

Con il termine "cooperazione internazionale" ci si riferisce in generale a quella realtà, molto diffusa in Italia, di solidarietà internazionale e di promozione della pace nei paesi del Sud del mondo, di progetti di sviluppo umano e di promozione dei diritti, di persone anche molto diverse tra loro, accomunate però dal desiderio di fare qualcosa insieme per aiutare le popolazioni più svantaggiate, di impegnarsi per eliminare il divario di sviluppo tra il Nord industrializzato del mondo e il Sud in ritardo di sviluppo.

Per riferirsi alle associazioni non profit di cooperazione allo sviluppo, in Italia si parla di ONG, Organizzazioni Non Governative. Attenzione però, appena si esce dai confini nazionali, è meglio precisare "di sviluppo", per non confondersi con l'accezione europea che denomina ONG tutte le organizzazioni che sono non profit e non governative, e non necessariamente impegnate nella cooperazione con paesi del Sud.

In Italia le ONG di sviluppo sono tante, diverse per interessi settoriali, ambiti di attività, paesi in cui operano. Inoltre, negli ultimi anni, accanto alle ONG impegnate nel Sud del mondo, è riemersa la presenza di organizzazioni impegnate negli aiuti umanitari e negli interventi di emergenza, nonché di ONG che operano in favore dei paesi dell'Europa dell' Est.

E' importante però precisare che in Italia ci si può imbattere in ONG "idonee" e non. Infatti sulla base della legge n. 49/1987 sulla cooperazione allo sviluppo, le ONG che abbiano determinati requisiti, possono ottenere un riconoscimento di "idoneità" dal Ministero degli Affari Esteri. Tale riconoscimento le abilita ad operare in un Paese in Via di Sviluppo attraverso dei progetti cofinanziati dallo Stato italiano.

Questo significa che chi desidera intraprendere la strada della cooperazione internazionale deve tener conto anche dell'esistenza di tutte quelle ONG che, pur non essendo idonee (perché non possiedono i requisiti previsti dalla legge italiana ovvero perché, operando in varie nazioni, non hanno interesse ad uniformarsi ad una normativa nazionale ovvero perché dispongono di proprie fonti di finanziamento), svolgono un 'opera che può essere altrettanto preziosa per lo sviluppo umano e la solidarietà internazionale. Qui la lista delle ONG idonee




Tutti gli esseri umani
nascono liberi ed uguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza
e devono agire gli uni verso gli altri
con spirito di fratellanza.


Dichiarazione Universale
dei Diritti dell'Uomo, Art. 1.



I requisiti per partecipare ad un'attività di volontariato internazionale

Limitandoci alle possibilità offerte dalle ONG italiane idonee, - poiché le altre ONG hanno delle regolamentazioni proprie - la legge 49/87 dispone che "possono partecipare i cittadini italiani di ambo i sessi, maggiorenni, in possesso delle conoscenze tecniche e delle qualità personali necessarie per rispondere alle esigenze dei paesi interessati, nonché di una adeguata formazione e di idoneità psicofisica [...]" (Art. 31).

Il servizio all'estero comporta una durata minima di due anni inseriti in un programma di cooperazione che potrà riguardare vari settori, ma in special modo quello sanitario, agricolo, dell'istruzione e dell'animazione sociale.

A chi rivolgersi

Per diventare volontari è necessario quindi individuare l'ONG che possa essere maggiormente interessata al proprio ambito di specializzazione ed inviare la propria candidatura. Una volta effettuata la selezione, i volontari dovranno partecipare a speciali corsi di formazione per approfondire le tematiche della cooperazione allo sviluppo, la realtà del paese di destinazione e gli specifici compiti che si dovranno svolgere.

Per avere indicazioni più precise sulle ONG che meglio corrispondano ai vostri interessi, potrete rivolgervi a una delle 3 organizzazioni nazionali di coordinamento delle ONG italiane:

F.O.C.S.I.V. Volontari nel mondo - Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario
Via S. Francesco di Sales, 18 - 00165 Roma - Tel. 06-6877796 Fax 06-6872373
web: www.focsiv.it

C.I.P.S.I. - Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale
Viale F. Baldelli, 41 - 00146 ROMA (sede operativa) Tel. 06-5414894 Fax 06-59600533
Via Rembrandt, 9 - 20147 Milano (sede legale) Tel. 02-48703730 Fax 02-4079213
web: www.cipsi.it

C.O.C.I.S. - Coordinamento delle ONG per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo
Via Principe Amedeo 130 - 00185 Roma Tel 06-491946 Fax 06-44703354
web: www.cocis.it
Daniela Comment by Daniela on September 9, 2008 at 9:08pm
Campagna "PACE IN UGANDA"
Le organizzazioni promotrici di questa campagna
Amnesty International
Chiama l'Africa
Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale)
CISV e Volontari per lo sviluppo
Good Samaritan
Insieme si può (costruire un mondo migliore)
MIR e Qualevita
Movimento Nonviolento e Azione nonviolenta
Missionari Comboniani e Nigrizia
Missionarie Comboniane e Raggio
Missionari Saveriani e Missione Oggi
PIME e Mondo e Missione
Paceinuganda
Sermig e Nuovo Progetto
SVI (Servizio Volontario Internazionale)
Vita
Nel Nord dell'Uganda, dal 1986 c'è un conflitto armato che strazia le popolazioni Acholi, Lango e Teso: ha causato 100.000 vittime, oltre un milione e mezzo di sfollati che cercano di sopravvivere nei campi profughi in condizioni disumane, interi villaggi distrutti, violazioni dei diritti civili e tanta miseria.
Più di 20.000 bambini sono stati rapiti e costretti a diventare soldati e schiave dei ribelli; chi non è morto ed è riuscito a fuggire, ora è profondamente segnato nel corpo e nella psiche. 20.000 bambini sono stati sequestrati e costretti a diventare soldati e schiave dei ribelli; chi non è morto ed è riuscito a fuggire, ora è profondamente segnato nel corpo e nella psiche.
La gente del nord Uganda si chiede i motivi per cui questa guerra continua da 18 anni, mentre in passato le guerre tribali duravano giorni o mesi. Forse perché sono in gioco interessi internazionali.

Negli ultimi mesi si sono avviate trattative tra le parti in conflitto, ma è necessario sostenere queste buone intenzioni, con appelli alla pace, in solidarietà con coloro che, come l'Arlpi (Acholi Religious Leaders Peace Initiative), con coraggio denunciano ingiustizie e violenze, soccorrono le vittime e si impegnano sulla strada del dialogo.

Perciò 24 organizzazioni e riviste italiane, impegnate per alleviare le sofferenze del popolo ugandese, promuovono la Campagna "Pace in Uganda", perchè arrivi forte, ai responsabili politici e alle organizzazioni internazionali, l'appello a fermare questa guerra e ad assicurare il rispetto dei diritti umani, a cominciare dai profughi che soffrono nei campi in condizioni disumane.

Si invita la gente a inviare le cartoline predisposte o fogli con raccolta di firme con l'appello a:

Segretario dell'ONU, Kofi Annan
Presidente della Commissione dell'UE, José Barroso
Presidente della Commissione Pace e Sicurezza dell'Unione Africana, Said Djinnit
Presidente dell'Uganda, Yoweri K. Museveni.

Il disegno sulle cartoline è stato fatto da un bambino acholi, rapito dai ribelli e poi scappato, che non riesce a cancellare l'immagine della tragedia sofferta con la gente del suo villaggio.

Per informazioni rivolgersi a:
Pierangelo Monti
Tel.-fax 0125251012
fra.monti@libero.it
Per aiuti alla Campagna, si può fare un'offerta deducibile dalla dichiarazione dei redditi:
attraverso il cc postale n. 13661202, intestato a Good Samaritan ONLUS - causale: Campagna Pace in Uganda.
Daniela Comment by Daniela on September 9, 2008 at 9:08pm
Elenco paesi

Progetti in UGANDA



La presenza di COOPI in Uganda comincia nel 2000, inizialmente come base logistica di supporto ai progetti nella Repubblica Democratica del Congo e successivamente realizzando alcuni progetti di emergenza nel sud-ovest del paese.

A partire dall'estate 2002, COOPI sta realizzando un progetto di sviluppo finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano. Il progetto ha l'obiettivo generale di migliorare le condizioni di vita della popolazione residente dello slum di Kamwokya a Kampala, cioe' circa 30.000 persone.
A Kampala, COOPI partecipa al coordinamento delle ONG per le attivita' di sostegno ai rifugiati nel Nord dell'Uganda. All'interno di questo contesto, dal dicembre 2002 sta intervenendo, in collaborazione con la Caritas locale, per dare assistenza ai rifugiati che provengono dalla tormentata regione del Congo est.


Visita la pagina dedicata a COOPI sul sito della Coopearzione Italiana allo Sviluppo in Uganda: www.italiancoopkampala.org/ong_ita/coopi.htm
 

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